Consigli per la scrittura di Laura Gay: Lezione #5 - IL PUNTO DI VISTA



Il punto di vista in un romanzo è importante, soprattutto va usato bene per non confondere e annoiare il lettore. Scoprite come utilizzarlo e cosa NON fare nella nuova lezione di Laura Gay!


   Lezione 5 

Come vi avevo preannunciato, oggi parleremo del punto di vista dei personaggi, altrimenti detto POV o pdv. Di cosa si tratta? Ebbene, non è altro che una tecnica narrativa utile a coinvolgere maggiormente i lettori, facendoli immedesimare meglio nei personaggi del nostro romanzo.
La maggior parte degli scrittori esordienti ha la tendenza a utilizzare un narratore esterno o narratore onnisciente; le vicende vengono raccontate dall’alto, ovvero da qualcuno che sa tutto dei nostri personaggi, dei loro pensieri, di cosa hanno fatto e cosa faranno. Avete presente “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni? Bene. Si tratta di un esempio tipico di narratore onnisciente.
Vi chiederete: cos’ha che non va? È semplicemente meno coinvolgente. Quanti di voi, leggendolo a scuola, hanno pensato: “Che noia!”. Magari avrebbero volentieri saltato delle pagine. Be’, di sicuro non sarebbe accaduto se Manzoni avesse utilizzato questa tecnica.
Provate a pensare alla differenza che corre tra il sentir raccontare una storia e il viverla attraverso il personaggio stesso, coi suoi occhi, la sua mente e sentendo sulla nostra pelle le sue paure. Non ci riuscite? Ok, partiamo con un esempio:

Angelica scese dal treno trascinando una pesante valigia, i capelli arruffati e le guance accaldate. Indossava un vecchio abito sgualcito e stivaletti consunti che avevano visto giorni migliori. Le persone intorno a lei si voltavano a guardarla stupite, chiedendosi chi fosse e da dove venisse. Di certo non doveva appartenere a una classe agiata, conciata in quel modo. Alcuni ipotizzarono che fosse una ragazza mandata a servizio presso una famiglia abbiente, o peggio, una sbandata.
La ragazza si voltò a destra e a sinistra, in cerca dell’autista che era stato mandato a prenderla. Il pover’uomo l’aveva aspettata per una mezzora buona e ora osservava impaziente tutti i passeggeri che scendevano dal treno.

Ebbene, questo è un brano in cui è stata usata la tecnica del narratore esterno. Si conoscono i pensieri di tutti i personaggi, da quelli di Angelica a quelli dei passanti o dell’autista. Proviamo ad usare il punto di vista di un unico personaggio, invece.

Angelica scese dal treno trascinando faticosamente la propria valigia. Si deterse la fronte sudata e fece una smorfia. I suoi capelli dovevano essere terribilmente in disordine e le guance le bruciavano come se avesse avuto la febbre. Rivolse uno sguardo distratto alle persone che la circondavano. Alcuni passavano oltre, senza prestarle attenzione. Altri invece la fissavano incuriositi. Scrollò le spalle e cercò di individuare la persona che era stata mandata a prenderla. Non aveva idea di che faccia avesse, poiché non l’aveva mai visto prima. A un tratto, i suoi occhi incontrarono quelli di un uomo con una divisa blu. Erano grandi e scuri. Penetranti. Un brivido le percorse la schiena nel preciso momento in cui lo vide. Stava battendo un piede con impazienza, la fronte corrugata in un’espressione arcigna, quasi malevola. A un tratto sbuffò, controllando l’orologio al polso. Angelica si sentì in colpa. Chissà da quanto tempo era lì, in piedi, ad aspettarla, sotto il sole di quella giornata d’estate. Con le ginocchia che le tremavano, si avviò in quella direzione.

Ecco, in questo caso abbiamo usato il punto di vista di Angelica. Non ci è dato sapere cosa pensino gli altri personaggi, ma ci viene mostrato. La nostra attenzione è puntata tutta sulla protagonista: siamo resi partecipi dei suoi pensieri, dei suoi timori; è come se fossimo nella sua testa. Inutile dire che questo facilita la nostra immedesimazione. Siamo più coinvolti, partecipi.
Ma avremmo potuto utilizzare il punto di vista di un altro personaggio? Certo che sì. Proviamo in questo modo:

Giorgio gettò la sigaretta a terra, pestandola con il piede. Il treno era finalmente arrivato, con una mezzora buona di ritardo. Diamine, si moriva di caldo! I suoi occhi saettarono a destra e a sinistra, alla ricerca della persona che era stato mandato a prendere. Una donna. Non gli erano stati forniti ulteriori dettagli e in cuor suo si augurò di riconoscerla in tutto quel marasma. All’improvviso vide scendere una ragazza, con una valigia più grande di lei. Aveva le guance arrossate dal caldo di quella giornata d’estate e i capelli che erano una massa indistinta di ricci. Era dannatamente bella, seppur con quell’aria spaurita. D’un tratto la sua impazienza si trasformò in qualcosa di diverso: un improvviso desiderio di proteggerla, piuttosto insolito in uno come lui, abituato a non provare emozioni. La ragazza intercettò il suo sguardo e tremò appena. Era spaventata? Ad ogni modo, si mosse nella sua direzione, i grandi occhi azzurri che incatenavano i suoi.

Bene. Avete notato la differenza del punto di vista? Ora abbiamo vissuto la stessa scena con gli occhi dell’autista. Da questo deduciamo che, a seconda del pdv usato, la vicenda assume diverse sfumature, come se vedessimo lo stesso film da angolazioni differenti. Sta a noi decidere quale sia quella più adatta. L’importante è che, una volta scelto il nostro pdv, lo si mantenga fino alla fine della scena. Poi potremo saltare una riga e cominciare una nuova scena da un altro punto di vista. Ma non troppo spesso. Altrimenti si rischia di creare confusione. Se ogni tre righe cambiamo pdv, il lettore alla fine impazzirà non capendoci più niente.
Un altro errore degli esordienti è quello di passare indistintamente da un pdv all’altro, senza accorgersene. Questo va evitato perché, anche se non ve ne rendete conto, può creare confusione nel lettore. A me è capitato più volte di leggere romanzi in cui si rimbalza da un punto di vista all’altro e in queste occasioni sono stata costretta a tornare indietro nella lettura, per cercare di capire chi pensava cosa. E quando il lettore deve rileggere una riga perché non capisce, vi siete giocati la sospensione dell’incredulità (di cui parleremo più avanti), vale a dire ciò che lo teneva avvinto alle pagine, estraniandolo dalla realtà. Di solito non è un buon segno, credetemi. Ma se ancora non vi è chiaro vi faccio un esempio di come non va usato il pdv.

Angelica accorciò la distanza tra lei e l’uomo con la divisa blu. Inspirò, nel tentativo di infondere alla propria voce un’intonazione decisa, che non rivelasse la sua agitazione. – Buongiorno. Sono la signorina Astolfi.
Giorgio annuì e si fece avanti per prenderle la valigia. Il cuore gli batteva forte nelle costole. La signorina Astolfi provocava in lui reazioni incontrollabili: era consumato dal desiderio di allungare una mano e sfiorarle le guance accaldate.

Allora, avete capito dov’è l’errore? Nelle prime righe il pdv è quello di Angelica, ma subito dopo passiamo a quello di Giorgio. Tenete bene a mente una cosa: se volete passare a un altro punto di vista, dovete concludere la vostra scena e passare a un’altra. Non ci sono santi che tengano! Molte autrici esordienti di romance si lamentano del fatto di sentire la necessità di presentare alle proprie lettrici i pdv di entrambi i protagonisti, specie nelle scene d’amore. D’accordo, è più che comprensibile. Quello che è sbagliato è farlo in questo modo, rimbalzando da un punto di vista all’altro. Vi assicuro che è possibile descrivere la nostra scena d’amore dal punto di vista di lui e di lei in maniera corretta. È tutta questione di esercizio.
Un’ultima cosa. Avrete notato che ho scritto i miei esempi in terza persona. Molte esordienti sono convinte che i punti di vista si possano gestire solo in prima. Ecco perché abbondano i romanzi scritti in prima persona, spesso al tempo presente. Be’, questa convinzione è decisamente sbagliata. Come vedete è possibile utilizzare la tecnica del pdv, scrivendo in terza persona. Io ve lo consiglio, perché un intero romanzo in prima persona, anche se con pdv alternati, è veramente difficile da gestire in modo esemplare.  
E ora provate a scrivere una stessa scena da due punti di vista differenti. È un ottimo esercizio. Alla prossima settimana!


NB.: Se avete delle domande commentate la Lezione e Laura vi darà delucidazioni! 

Lezioni:
Lezione 1: La grammatica
Lezione 2: L'infodump
Lezione 4: Le descrizioni
Lezione 5: IL PUNTO DI VISTA
+ a seguire



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2 commenti:

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